C’era una volta, in un regno lontano, un rifugio dal nome promettente: Su’n Paradis. E come ogni favola che si rispetti, anche questa inizia con una bufera: nevicava così tanto che nemmeno gli spiriti delle piste osavano uscire di casa. Non c’era anima viva, solo noi, affamati, infreddoliti e ancora ostinatamente pieni di speranza. Davanti al rifugio, la neve regnava sovrana. Non proprio intonsa, a dire il vero: qua e là si notavano impronte confuse, segni di passaggio, misteriosi passi di creature non ben identificate. La mia amica, dal cuore puro e dallo spirito giocoso di una bambina, decide di celebrarla con un gesto antico e sacro: l’Angelo nella neve. Ma ecco che, come nelle favole più cupe, dalle profondità del rifugio apparve il Custode della Neve Fresca, con la stessa energia emotiva di una signorina Rottenmeier, con tono brusco e giudicante, capace di gelare il sangue più della bufera, ci fece capire che stavamo commettendo un crimine imperdonabile: toccare una neve che, a suo avviso, esisteva solo per essere preservata, non certo per accogliere angeli. Peccato che quella neve, pura e vergine solo nel suo immaginario, fosse già stata ampiamente calpestata. Talmente sgarbato che non ho nemmeno avuto il coraggio di far notare l’ovvio: l’angelo non aveva profanato proprio nulla. Subito dopo, come per riequilibrare il karma dell’universo, arriva l’Angelo vero. Un ragazzo dal sorriso bello e dolce, incaricato di elevare una fettuccia per delimitare il confine sacro della neve. Con una gentilezza disarmante ci dice che, fosse stato per lui, avremmo potuto rotolarci tranquillamente. Lo ringraziamo commosse🥹. La favola aveva ancora speranza! Entriamo finalmente nel rifugio. La mia amica, già provata da una serie di sfortune degne di una principessa Disney, ordina delle polpette con purè. Siamo affamatissime, pronte a mangiare il tavolo, le sedie e forse una panca. Dopo qualche boccone mi guarda seria e mi chiede di assaggiare: quelle non erano polpette. Erano un esperimento concettuale. Un collage artistico di scarti di carne, con nervetti finemente sminuzzati ma non abbastanza da passare inosservati. Ogni morso era una sorpresa, ogni masticata una prova di carattere. Ora, io sono di bocca buona, ma se voglio i nervetti alla veneta li ordino consapevolmente, non li trovo nascosti come un easter egg gastronomico. Il purè? Buono… ma con quel delicato retrogusto inconfondibile di bustina istantanea. Per un rifugio può anche starci, per carità, ma il prezzo raccontava tutt’altra storia. E come se non bastasse, ci giriamo e fuori dal rifugio chi troviamo? Proprio lui. Il Custode della Neve Fresca, ora intento a spalare la neve tutt’intorno al rifugio, compresi i punti che poco prima, secondo lui, non potevano nemmeno essere respirati per non rovinarne la sacralità. Fine della magia. Veniamo qui da anni e ci siamo sempre trovati bene. Questa volta però sembrava il Rifugio della strega cattiva. A salvarsi i membri del personale: due o tre ragazze gentilissime e il ragazzo dal sorriso buono. Morale della favola? In montagna puoi trovare neve, freddo, fame… ma la vera valanga, a volte, è la scortesia. ❄️
Il locale
Recensioni
Location e rifugio stupendi. Però... Però, forse sono stati sfogato io, però il panino con il pulled pork, oltre ad essere carissimo, era mezzo vuoto. Capisco la tecnica di mettere il ripieno tutto da una parte per far sembrare il ripieno strabordante, ma era vuoto a metà... Sconsiglio vivamente quel panino.
Abbiamo passato un bel capodanno in rifugio! Staff premuroso e gentile, cenone ottimo - quantità adeguate e non eccessive. Tutto molto buono. Bei fuochi d’artificio e musica.
Ristoro super!
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Mappa e come arrivare
location_onPiazza Rodolfo Balestra, 5, 32012 Val di Zoldo BL, Italia
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